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Molletta da bucato
Il progetto "Molletta per bucato" è stato creato per divertimento, si perché un cosa che mi piace fare anche per testare le mie capacità di designer è quella di trovare oggetti di uso quotidiano e riprodurli fedelmente e magari immaginare anche usi alternativi. Questo oggetto, è stato modificato solo nei colori, in quanto il mio spirito patriottico mi ha suggerito questa variazioni cromatica, che sia adattava perfettamente ai tre elementi nel disegno.

Informazioni supplementari sulle mollette da bucato (articolo Pubblicato il 26/01/2009 fonte La stampa.it).
Da qualche tempo in alcuni ristoranti, all’inizio del pasto, viene distribuita ai clienti una piccola molletta di legno del tutto uguale a quelle che si usano per stendere la biancheria, solo più piccola. Serve per fissare il tovagliolo alla camicia e coprire la superficie della stessa, ma anche ampie parti della giacca. Così i commensali sono sicuri di non macchiare gli abiti, in particolare la cravatta.

La molletta è una di quelle invenzioni anonime che ci hanno cambiato la vita. Secondo gli studiosi di design sarebbero stati gli Shaker, i membri della setta religiosa americana fondata nel ’700 da Ann Lee, a produrre i primi esemplari. Molto elementare in origine, la molletta era poco più di una forcella di legno priva della classica molla, ma adeguata ai canoni estetici della setta, che respingeva orpelli e decorazioni. Nonostante l’origine semi-ignota, la molletta si è affinata mediante piccoli e continui cambiamenti. L’Ufficio Brevetti degli Stati Uniti d’America ha registrato nell’800, tra il 1852 e il 1887, ben 146 tipi differenti di mollette, tutti derivati, o quasi, dalle mollette Shaker, costituite da due rebbi. Quella che ha prevalso, e da cui la minimolletta dei ristoranti deriva, è di D. M. Smith del Vermont: due barrette di legno, tenute insieme da una molletta d’acciaio e una sagomatura che permette un movimento d’apertura e chiusura.

C’è anche un «genio» italiano, o meglio italo-americano, che ha contribuito alla sua trasformazione: Mario Maccaferri. Costruttore di strumenti musicali in materiale plastico - chitarre, e anche un famoso violino, Maccaferri, nato vicino a Bologna, si trasferì in America poco prima della seconda guerra mondiale e lì aprì un’attività industriale. L’invenzione della molletta di plastica, oggi la più diffusa, nasce da una richiesta della moglie stufa di vedere rompere o ammuffire le mollette di legno. Fabbricata la prima, la sua azienda diventò in breve la maggior produttrice al mondo.

È curioso che le mollette, inventate per stendere il bucato, siano diventate un oggetto utilizzato per altri scopi. Capita di vedere spesso persone che chiudono il sacchetto della pasta, consumato a metà, oppure quello dello zucchero o della farina, con una molletta. In alcuni casi, le ditte produttrici di alimenti hanno immesso sul mercato sacchetti dotati di una linguetta adesiva che dovrebbero svolgere la funzione di sigillante dopo l’apertura della busta: tentativo fallito, dato che la maggior parte dei consumatori continua a preferire la molletta. È anche usata come fermacarte. L’evoluzione della molletta per stendere i panni non si ferma; oggi si trovano in circolazione quattro o cinque nuovi tipi: una composta solo di metallo, ideata dal designer indiano Paul Sandip, le mollette magnetiche, Olivander, che non segnano il bucato, le strane mollette della Foppapedretti, Clothy, e altre ancora. Come ha spiegato Darwin, l’evoluzione procede attraverso il cambiamento d’uso di un arto, di un becco o altro ancora. Anche gli oggetti si trasformano in modo inatteso, e sovente attraverso uso improprio.

Le immagini sviluppate a seguire, sono il frutto del mio estro creativo e della mia opera d'ingegno.
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